Territorio e Famiglia D'Addario
“Attratti dalla sua posizione geografica: un pianoro ameno e gradevole … a ridosso del mare, con alle spalle la vallata del Sangro e di fronte il declivio vastese: crocevia di raccordo fra entroterra, mare e la via per Foggia” i Frentani, antichi popoli di stirpe Sannitica, agli inizi del IV sec. a.C. si stanziarono in questi luoghi climaticamente dolci, campi fertili ed allettanti sul litorale marino, oggi denominato Costa dei Trabocchi, fra le valli del Trigno e del Sangro”. De Sanctis N., Villalfonsina prima e dopo – Un racconto sospeso,
Lanciano 2012.
Dopo il percorso di studi con laurea in Scienze Agrarie conseguita presso l’Università di Perugia e specializzazione in Enologia presso l’Università Cattolica di Piacenza, e dopo aver svolto l’attività lavorativa in varie aziende vitivinicole a livello nazionale, nei primi anni 2000 Sebastiano D’Addario ha dato vita ad un’azienda viticola nel territorio di Morandici, adiacente all’ex scuola, un territorio vocato sin dall’antichità alla coltivazione della vite, come sembra confermare il ritrovamento, nella tomba 45, di una kylix (calice da vino).
Le caratteristiche del luogo sono ottimali per la coltivazione della vite sia per la tipologia del terreno, l’esposizione, la latitudine, sia per la giusta vicinanza alla costa, tale che la brezza marina conferisca la maturazione perfetta ai grappoli. I vigneti impiantati hanno rispettato la tradizione del territorio, con le varietà Montepulciano e Pecorino, concedendo un aspetto di innovazione con i vitigni internazionali, come Syrah e Chardonnay, e nazionali come il Vermentino. Come sistema di allevamento è stato scelto la “spalliera” ad alta densità di viti per ettaro, in modo che l’ampia parete fogliare potesse meglio intercettare l’alta intensità luminosa di queste colline. Dal 2022 l’Azienda ha iniziato il percorso di conversione biologica dei vigneti con il definitivo passaggio al biologico dell’intera produzione aziendale previsto per il 2026.
La Famiglia D'Addario
“… Nel 2008, durante lo scasso di uno dei terreni destinati all’impianto di un vigneto, ho fortuitamente scoperto dei reperti e la ex Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, nella persona della dott.ssa Amalia Faustoferri, ha avviato una serie di indagini che hanno portato alla scoperta di consistenti ritrovamenti archeologici”.
Sebastiano D’Addario
“…il Signor D’Addario Sebastiano, fu Agostino, dona liberamente ed incondizionatamente una zona del terreno di sua esclusiva proprietà… occupata dall’edificio scolastico che il Comune di Villalfonsina vi ha costruito, col consenso di esso donante sin dal 1923, e da un’area adiacente e pertinente all’edificio stesso, indispensabile per la sua destinazione … Il prefato Podestà rendendosi interprete dei sentimenti della cittadinanza di Villalfonsina porge al benemerito cittadino D’Addario Sebastiano i sensi della più viva gratitudine e delle grazie più sentite per la donazione spontanea fatta a pro della educazione ed istruzione dei fanciulli della Contrada Morandici…”
Atto di Donazione del 28 luglio 1927, avv. Diego Della Penna, Regio Notaio di Fresagrandinaria.
La scuola fu dismessa nel 1973 e l’immobile, inagibile, lasciato nel degrado di fronte alla proprietà della famiglia D’Addario; nel dispiacere dell’abbandono del fabbricato Maria Domenica Mancini, mamma dell’attuale proprietario, il 3 novembre 2009 acquistò l’immobile dal Comune e dopo la sua morte, nel 2022, Sebastiano D’Addario, omonimo del trisnonno, ne diventa unico proprietario.
Sebastiano racconta: “Sin da piccolo ho avuto un forte legame con la scuola di Morandici, sia perché sono stato uno tra gli ultimi alunni a frequentarla, tra il 1969 ed il 1973, sia per l’importante ruolo che ha avuto per la mia famiglia: i miei nonni ed i miei genitori, abitandovi a soli 20 metri, hanno sempre instaurato stretti rapporti con gli insegnanti, provenienti da varie parti d’Italia…
… ho presto compreso l’importanza della famiglia, del luogo della mia nascita e della scuola, bene molto amato dagli abitanti di Villalfonsina e dintorni, punto di riferimento nella vita e nello sviluppo culturale della zona, a partire dall’alfabetizzazione dei bambini delle numerose famiglie contadine che abitavano il territorio circostante. Dopo gli studi e l’attività lavorativa svolta in alcune aziende vitivinicole nazionali, rientrato a casa, nel 2008, durante lo scasso di uno dei terreni destinati all’impianto di un vigneto, ho fortuitamente scoperto dei reperti e la ex Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, nella persona della dott.ssa Amalia Faustoferri, ha avviato una serie di indagini che hanno portato al rinvenimento di consistenti resti archeologici, in particolare la sepoltura successivamente identificata come tomba 45. Sono l’ultimo della famiglia D’Addario a rinvenire reperti archeologici nei nostri terreni; protagonista dei primi ritrovamenti fu il mio avo Urbano D’Addario, come ricordato da Nicola De Sanctis, che così inizia il suo volume Villalfonsina prima e dopo.
Un racconto sospeso, edito dalla Rivista abruzzese: “Deve essere stata una curiosa sorpresa per Urbano D’Addario quando un mattino di ottobre del 1852, zappando nel suo terreno in contrada Morandici, s’imbatté in un sepolcro tutto di pietra.”
La zona di tale ritrovamento fu successivamente definita come “la Zona A, in località Morandici, in un’area denominata Laghetto a ca. m 75 NO della casa colonica detta ‘la Cuccuccella’, di proprietà di F. D’Addario, presso l’attuale scuola elementare”. Papi R., Materiali archeologici da Villalfonsina (Chieti), in “Archeologia Classica”, 31, 1979, p. 23. La famiglia D’Addario possedeva in quei tempi un’ampia proprietà, estesa circa 100 ettari. L’eredità culturale è un bagaglio da condividere e ritengo sia un dovere morale preservare e tramandare alle future generazioni il nostro prezioso patrimonio ereditato dal passato; così è nata e si è sviluppata l’idea che ha portato alla realizzazione del presente Centro di Documentazione, dalla volontà di favorire la conservazione della memoria storica e la diffusione delle conoscenze archeologiche del territorio; ho fortemente voluto portare a termine questo progetto, con l’intento di svelare l’anima più intima ed autentica dei luoghi dove affondano le mie radici ed a cui sono profondamente legato: con la supervisione della Soprintendenza ed il supporto dell’arch. Giulio Moretta, dal 2022 ho promosso la partecipazione dell’immobile al Bando per la “Protezione e valorizzazione dell’architettura del paesaggio rurale”, PNRR-M1C3-I2.2 e cofinanziato la realizzazione. Dal maggio 2024 Americo Di Cioccio con Nevena Mimica, architetti, hanno predisposto il progetto definitivo-esecutivo e realizzato l’intervento di trasformazione del fatiscente fabbricato nel Centro di Documentazione Archeologica e Territoriale. Sebastiano D’Addario