La piccola scuola rurale di contrada Morandici era, agli occhi di un bambino, un edificio imponente, costruito in mattoni e con finestre alte, che lasciavano entrare la luce naturale; aveva superficie complessiva di circa 100 mq ed era strutturata in maniera alquanto semplice: ospitava due aule e l’alloggio del docente, di discreta ampiezza, dotato di cucina con camino, camera da letto e bagno.
Gli alunni del territorio, spesso di età diverse a causa del numero limitato di bambini, venivano raggruppati in una pluriclasse ed affidati ad un unico maestro.
“Se la vita degli scolari non era facile, perché costretti spesso a recarsi a scuola percorrendo lunghi tragitti, altrettanto difficoltosa era la vita del maestro, pur avendo all’interno della piccola comunità una posizione di privilegio. Infatti, il maestro, che proveniva da altri paesi o città, viveva all’interno della scuola e doveva dimenticare velocemente gli agi di casa, ritrovandosi in un mondo lontano, totalmente nuovo”.
Il maestro Antonio Carozza, figlio di Vincenzo e Budano Maria Brigida, benemerito cultore locale, nato a Villalfonsina il 12 aprile 1909, lasciò innumerevoli tracce sul territorio del paese come testimonia una ricca documentazione trovata presso gli Archivi dello Stato a Chieti. Negli anni si dedicò a recuperare e conservare i reperti rinvenuti sia da lui che da numerosi contadini. Per il materiale rinvenuto creò uno dei primi ricoveri all’interno della scuola: … “Trovamenti archeologici sarebbero in corso nel territorio di Villa Alfonsina. Il materiale rinvenuto sarebbe stato almeno parzialmente conservato da un insegnante locale…” (Sopraintendenza Alle Antichità – Chieti, Prot. n° 649 – Chieti 27-7-53).
Probabilmente tanti interessanti reperti, rinvenuti casualmente, sarebbero stati sepolti di nuovo dall’oblìo se non ci fossero state persone curiose, appassionate e sensibili, a custodirli amorevolmente, come il maestro Antonio Carozza, al quale molti contadini del luogo affidarono il materiale archeologico rinvenuto nel corso di dissodamenti del terreno e che, negli anni Settanta,
consegnò tutta la raccolta a quella che all’epoca si chiamava Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo.
La piccola scuola rurale di contrada Morandici era, agli occhi di un bambino, un edificio imponente, costruito in mattoni e con finestre alte, che lasciavano entrare la luce naturale; aveva superficie complessiva di circa 100 mq ed era strutturata in maniera alquanto semplice: ospitava due aule e l’alloggio del docente, di discreta ampiezza, dotato di cucina con camino, camera da letto e bagno.
Gli alunni del territorio, spesso di età diverse a causa del numero limitato di bambini, venivano raggruppati in una pluriclasse ed affidati ad un unico maestro.
“Se la vita degli scolari non era facile, perché costretti spesso a recarsi a scuola percorrendo lunghi tragitti, altrettanto difficoltosa era la vita del maestro, pur avendo all’interno della piccola comunità una posizione di privilegio. Infatti, il maestro, che proveniva da altri paesi o città, viveva all’interno della scuola e doveva dimenticare velocemente gli agi di casa, ritrovandosi in un mondo lontano, totalmente nuovo”.
Il maestro Antonio Carozza, figlio di Vincenzo e Budano Maria Brigida, benemerito cultore locale, nato a Villalfonsina il 12 aprile 1909, lasciò innumerevoli tracce sul territorio del paese come testimonia una ricca documentazione trovata presso gli Archivi dello Stato a Chieti. Negli anni si dedicò a recuperare e conservare i reperti rinvenuti sia da lui che da numerosi contadini. Per il materiale rinvenuto creò uno dei primi ricoveri all’interno della scuola: … “Trovamenti archeologici sarebbero in corso nel territorio di Villa Alfonsina. Il materiale rinvenuto sarebbe stato almeno parzialmente conservato da un insegnante locale…” (Sopraintendenza Alle Antichità – Chieti, Prot. n° 649 – Chieti 27-7-53).
Probabilmente tanti interessanti reperti, rinvenuti casualmente, sarebbero stati sepolti di nuovo dall’oblìo se non ci fossero state persone curiose, appassionate e sensibili, a custodirli amorevolmente, come il maestro Antonio Carozza, al quale molti contadini del luogo affidarono il materiale archeologico rinvenuto nel corso di dissodamenti del terreno e che, negli anni Settanta,
consegnò tutta la raccolta a quella che all’epoca si chiamava Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo.