Benvenuti al Centro di documentazione archeologica e territoriale
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Patrimonio rurale da tutelare, attraverso la rigenerazione mira a mantenere viva l’identità dei luoghi e rinnovare il suo ruolo di punto di riferimento territoriale
L’intervento propone il riuso adattativo e reversibile dell’edificio, riattivando gli spazi edificati fondendo materiali tradizionali con elementi contemporanei. L’edificio è stato demolito conservando e consolidando la parte più bassa delle pareti; i vecchi mattoni, come le travi in ferro del solaio sotto la copertura, sono stati selezionati, ripuliti e successivamente rimessi in opera. Le bacheche informative sono state installate sul perimetro e ripristinano le finestre dell’edificio demolito, da punto di osservazione ed immaginazione a punto di accesso alle informazioni, liberando gli spazi interni ad utilizzi flessibili e creativi. Il progetto mira a valorizzare la memoria dell’ex Scuola rurale, reinserendo le sue tracce spaziali e temporali nel presente, consegnando un contenitore culturale pronto a episodi di accoglienza, informazione ed aggregazione.
Il territorio di Villalfonsina ha restituito una notevole quantità di materiale “raccolto”, per la maggior parte, seguendo i grandi aratri che tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento hanno effettuato gli scassi per la realizzazione delle vigne distruggendo secoli di storia fino a quel momento conservati nel terreno. Alcuni reperti furono recuperati grazie al maestro Antonio Carozza ed, in parte, documentano una lunghissima frequentazione risalente all’ultima fase dell’età del Bronzo Finale (XI-X secolo a.C.) e alla prima età del Ferro (X-VIII secolo a.C.).
Migliori sono le informazioni relative alla località Morandici, dove tra il V e il IV secolo a.C. si è sviluppata una necropoli italica di tombe a fossa indagata nel 1914 da Ignazio Messina. In tempi più recenti, indagini scientifiche condotte dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo hanno riportato alla luce un nucleo di sepolture databili tra il VI e la metà del VII secolo d.C. che documentano una fase di frequentazione del sito fino a quel momento sconosciuta. Sono state individuate anche tombe databili tra II e III secolo d.C. e strutture di epoca ellenistica forse relative ad un santuario.
Ulteriori indagini, effettuate negli anni 2014-2015, hanno permesso di confermare l’ipotesi che la parte alta del crinale ospitasse un abitato italico al cui servizio era appunto la necropoli tardo-arcaica. A questo abitato, protetto sul fianco occidentale da una sorta di dirupo e su quello orientale da «mura poligonali» ormai distrutte, erano collegati uno o forse più santuari. Uno di essi, dotato di copertura lignea del tetto, è stato realizzato tra il III ed il II secolo a.C.
come raggiungerci
In treno: Stazione Casalbordino – Pollutri
In macchina: Uscita A14 Vasto Nord – Casalbordino